29
Set
2017
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Riti d’amore – Parte II

Piacere e Dolore

Platone-Piacere e dolore (Plat. Phaed. 60b-60c)

E Socrate mettendosi a sedere sul letto piegò la gamba e la sfregò a lungo con la mano, e mentre la sfregava, Quanto strano, disse, o amici, sembra in qualche modo essere questo che gli uomini chiamano piacere; quanto straordinario è il suo rapporto conciò che sembra essere opposto, il dolore, per il fatto che insieme essi non vogliono coesistere nell’uomo, ma se qualcuno insegue uno dei due e lo prende, più o meno è costretto sempre a prendere anche l’altro, come se fossero attaccati ad una sola cima, pur essendo due. E a me sembra, disse, se avesse considerato questo Esopo avrebbe composto una favola secondo cui la divinità volendo riconciliare loro che sono in guerra, poiché non ci riusciva, attaccò loro insieme le estremità, e per questo a chi si accosta uno dei due capita in seguito anche l’altro. Come appunto anche proprio a me sembra (sia capitato): poiché per colpa della catena nella gamba c’era il dolore, sembra proprio che arrivi sopraggiungendo il piacere.

Come più volte abbiamo detto e ci piace ricordare, anche per creare punti cardine nel caos della vita, il corpo, il nostro prezioso e saggio alleato, conosce  piacere e dolore. Piacere e dolore possono quindi essere una bussola nelle relazioni?

Ripartiamo dal nostro primo articolo, ripartiamo da noi.
Siamo felici in coppia?
Siamo felici da single?
Oppure ci sentiamo insoddisfatti, doloranti, vuoti, alla ricerca di qualcosa, spesso di non bene identificato e quante volte ci capita di pensare che la soluzione a questo nostro dolore sia nell’altro, nel nostro partner che abbiamo o che non abbiamo?

Eccoci davanti a quello che possiamo definire uno dei più importanti “Riti d’amore”, quando sentiamo che il problema è nell’altro, torniamo a noi. Chiediamoci in maniera profonda e autentica come stiamo nelle “nostre carni” ??
Non viviamo bene, sopravviviamo o ci sentiamo soddisfatti della  nostra vita.
Da questa osservazione inizia il percorso per stanare la nostra trappola… il nostro dialogo interno che si riflette nel sistema corpo mente. Solo lì potremmo trovare la verità.

Il nostro consiglio… è quello di tornare alla saggezza del corpo e imparare a sentire la “Bussola” piacere&dolore!

Comunemente si pensa che l’essere umano per natura rifugga il dolore è tenda al piacere e questo è vero ma quindi come mai, a volte, molte volte, anzi spesso ci ritroviamo in situazioni dolorose dove magari ci siamo arrivati per mano nostra?
Come se dovessimo capire qualcosa di nuovo o comprendere meglio la solita lezione, non con la testa ma sperimentandola, vivendola e rivivendola. Possiamo quindi ipotizzare che il dolore e tutte le sensazioni dolorose, siano segnali importantissimi, di cui far tesoro, da comprendere appieno, da sperimentare quanto serve, sia nella nostra vita che in contesti protetti, dove potersi permettere un’attenzione dedicata, una condizione ben lontana dalle pippe mentali svianti che ci relegano nella testa e ci isolano dalle cristalline verità che si trovano nelle profondità corporee. Dando spazio a quel “sesto senso” troppo spesso dimenticato e offuscato da presunte logiche e iper razionalità.

La bioenergetica ad esempio ci permette di svuotare la mente dal flusso dei pensieri facendo emergere sensazioni ed emozioni come: comodità/ scomodità, caldo/freddo,gioia / tristezza. Piacere e dolore

Comprendere  come e quanto siamo aperti  all’altro ci permette di comprendere in qualche modo come funzioniamo.

Alle volte l’apertura avviene in modo lento e graduale, rivelando di se aspetti maggiormente positivi che negativi e esprimendo pian piano e con sincerità le emozioni e l’affetto.

La vicinanza all’altro si crea in modo progressivo, è importante darsi tempo incrementando gradualmente il tempo da trascorrere insieme, così da poter costruire una maggiore familiarità.

Attraversando i livelli di vicinanza, arriviamo al contatto fisico che dovrebbe avvenire in modo naturale e positivo, sviluppando progressivamente un’intimità e sessualità che portano al benessere, e favorendo rituali di interazione e sincronicità nei comportamenti.

In molti casi il rischio è quello di cadere nella simbiosi e nella fusione, per questo la salvaguardia di una autonomia individuale, anche quando si sta in coppia, è molto importante perché permette che ogni persona possa portare fuori il meglio dell’altra e che possa aiutarla a raggiungere degli obiettivi individuali non relativi al rapporto.

Inoltre la presenza di interessi sia comuni che individuali, è molto importante perché permette alla coppia sia la condivisione di esperienze comuni, che lo scambio delle proprie esperienze individuali, considerate elemento di novità e ricchezza per la coppia.

In tutta questa danza, tra avvicinamento e allontanamento, fusioni e separazioni, l’esperienza del conflitto è necessaria e deve poter avvenire con toni moderati e con una bassa frequenza, la sua funzione è quella di far evolvere la relazione verso una crescita, laddove questa può essersi bloccata.

Visto che la comunicazione dovrebbe poter essere chiara e aperta, così che ognuno si senta capito libero di esprimersi senza remore, necessitiamo quasi tutti di un palcoscenico sicuro e sacro in cui poterci confrontare con i nostri demoni sia da dentro che quelli che proiettiamo sull’altro per poterci poi rincontrare col nostro partner in maniera più spontanea, pulita e scevra da fantasmi, paure, eredità di un passato lontano che fatichiamo a lasciare andare.

“Quando non chiedi niente né al mondo né a Dio, quando non vuoi nulla, non cerchi nulla, non attendi nulla, allora lo Stato Supremo verrà da te inaspettatamente, senza che tu l’abbia invitato! 
Il desiderio di verità è il migliore fra tutti, ma è pur sempre un desiderio. Tutti i desideri devono essere abbandonati perché la Realtà affiori. Ricordati che tu sei.

Ecco il tuo capitale con cui puoi lavorare. Fallo circolare e ne trarrai notevole profitto.
Quando incontri il dolore, la sofferenza, stai lì, non andartene. Non precipitarti ad agire. Non sono né il sapere né l’azione che possono veramente aiutare. Stai insieme al dolore e metti a nudo le sue radici. Il mondo è appeso al filo della coscienza: se non c’è la coscienza non c’è nemmeno il mondo. Quando ti rendi conto che il mondo è una tua proiezione, sei libero dal mondo.”

L’autore di quest’ultimo capoverso si chiama Sri Nisargadatta Maharaj, al secolo Maruti Kampli (Bombay, 17 aprile, 1897-8 settembre 1981) è stato un maestro spirituale indiano. Illetterato, crebbe nella suburra di Bombay, dove aprì un piccolo negozio di tabacchi che ebbe una discreta fortuna. Quando aveva da poco varcato i trentanni, conobbe Sri Siddharameshwar Maharaj (da cui prese il cognome). Sotto la sua guida intraprese una disciplina che gli fece provare esplosive esperienze mistiche.

Alcuni libri: “Io sono Quello”, “Alla sorgente dell’Essere”, “Nessuno nasce, nessuno muore”.

 

Marinella Boscolo

&

Daniele Guainazzi

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